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21 giugno 2017

Non uccidete il mare


Non uccidete il mare, 
la libellula, il vento. 
Non soffocate il lamento 
(il canto!) del lamantino. 
Il galagone, il pino: 
anche di questo è fatto 
l’uomo. E chi per profitto vile 
fulmina un pesce, un fiume, 
non fatelo cavaliere 
del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba 
e l’acqua muore. Dove 
sparendo la foresta 
e l’aria verde, chi resta 
sospira nel sempre più vasto 
paese guasto: Come 
potrebbe tornare a essere bella, 
scomparso l’uomo, la terra.





Giorgio Caproni, Versicoli quasi ecologici – RES AMISSA (1991)

13 maggio 2016

Era di maggio



Era di maggio. Il pomeriggio afoso
sembrava interminabile. La terra riarsa
si spaccava nel gran caldo, assetata.

Dalla riva del fiume udii una voce
che gridava: “Vieni, tesoro mio”.
Chiusi il libro e aprii la finestra
per guardare fuori.

Vidi presso il fiume un grande bufalo, coperto di fango,
che guardava in giro con occhi placidi e pazienti;
un ragazzo, nell’acqua fino al ginocchio, lo chiamava
per farlo bagnare.

Sorrisi compiacente ed ebbi un senso di dolcezza
che m’invase il cuore.



Rabindranath Tagore (1861-1941), Premio Nobel per la letteratura nel 1913 -
tratta da "Il Giardiniere".

24 febbraio 2016

il ramo rubato - il corpo chiaro della Primavera


Nella notte entreremo

a rubare

un ramo fiorito.

Passeremo il muro,

nelle tenebre del giardino altrui,

due ombre nell'ombra.

Ancora non se n'è andato l'inverno,

e il melo appare

trasformato d'improvviso

in cascata di stelle odorose.

Nella notte entreremo

fino al suo tremulo firmamento,

e le tue piccole mani e le mie

ruberanno le stelle.

E cautamente

nella nostra casa,

nella notte e nell'ombra,

entrerà con i tuoi passi

il silenzioso passo del profumo

e con i piedi stellati

il corpo chiaro della Primavera.




Pablo Neruda






5 febbraio 2016

Devo molto a quelli che non amo


Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi sui ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

"Non devo loro nulla" –
direbbe l'amore
sulla questione aperta.





 Wislawa Szymborska 

2 febbraio 2016

sull'amore e la sua giusta distanza ...

Amatevi vicendevolmente, ma il vostro amore non sia una prigione.

Lasciate piuttosto un mare ondoso tra le  due sponde delle vostre anime. 

Riempitevi a vicenda la coppa, ma non bevete da una sola coppa. 

Scambiatevi a vicenda il pane, ma non mangiate dello stesso pane.....

E state insieme ma non troppo vicini... la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.




"Il Profeta" di G.K.Gibran.


 

14 gennaio 2016

Il sogno giusto


Se faccio un sogno, e poi
me ne nascono versi,
quei versi sono il sogno
che sognate con me.

Attenti ad incarnarvi
nel sogno giusto. 

Nascono da una pagina scritta, 
in fitta schiera, 
mostri, presagi o angeli.




Maria Luisa Spaziani

28 novembre 2015

Ritratto di donna


Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.

Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.

Dorme con lui come la prima venuta, l'unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.

Non ha la testa sulle spalle, però l'avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.

Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l'ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.

Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l'amor del cielo!




Wislawa Szymborska

24 settembre 2015

il dolore è passato


Il dolore è passato. La vita lo ha trasformato in qualcos'altro; dopo averlo provato, dopo aver singhiozzato, lo si nasconde agli occhi del mondo come una mummia da custodire nel padiglione funerario dei ricordi.
Passa anche il dolore provocato dall’amore, non credere.
Rimane il lutto, una specie di cerimonia ufficiale della memoria.
Il dolore era altro: era urlo animalesco, anche quando stava in silenzio. E’ così che urlano le bestie selvatiche quando non comprendono qualcosa nel mondo – la luce delle stelle o gli odori estranei – e cominciano ad avere paura e ululare.
Il lutto è già un dare senso, una ragione e una pratica. Ma il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento insiti nella mancanza si prosciugano al fuoco purgatoriale della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte. E’ quel che accade ad ogni idea e passione umane.




"Il gabbiano", Adelphi 2011 - Sandor Marai

2 settembre 2015

Ricordando Oliver Sacks

Oliver Sacks scriveva a febbraio, rivelando, dalle colonne del New York Times, di trovarsi nelle fasi terminali della malattia:

«Non posso fingere di non avere paura. La mia attuale sensazione predominante, però, è di gratitudine.
Ho amato e sono stato amato. Mi è stato dato tanto e qualcosa ho restituito. Ho letto e viaggiato e pensato e scritto. Ho avuto una relazione col mondo, quella speciale relazione tra scrittori e lettori. Soprattutto, sono stato un essere senziente, un animale pensante di questo splendido Pianeta, ed è stato un enorme privilegio e un'immensa avventura».



Oliver Sacks, neurologo e scrittore britannico
Londra 9 luglio 1933 - New York 30 agosto 2015.

10 luglio 2015

Io di più non posso darti


Io di più non posso darti.
Non sono che quello che sono.

Ah, come vorrei essere
sabbia, sole, in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.

Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.

E che con te se ne andasse
sopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone,
bruno.

Ah, come vorrei essere
vetro, tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è nato tremila chilometri lontano!

Essere
la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose:
collana, profumi, seta antica -
di cui se senti la mancanza
domandi: Ah, ma dov'è?

Ah, come vorrei essere
un'allegria fra tutte,
una sola,
l'allegria della tua allegria!

Un amore, un solo amore:
l'amore di cui tu ti innamorassi.
Ma non sono che quello che sono.




Pedro Salinas
da "La voce a te dovuta" 1979

30 giugno 2015

Girasole


Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.





Eugenio Montale

23 giugno 2015

Sei donna di marine

Sei donna di marine,
donna che apre riviere.
L'aria delle mattine
bianche è la tua aria
di sale - e sono vele
al vento, sono bandiere
spiegate a bordo l'ampie
vesti tue così chiare.




Giorgio Caproni

6 giugno 2015

Quando sarai vecchia




Quando sarai vecchia e grigia e pieno di sonno avrai il capo

A tentennare presso il fuoco, togli questo libro,

Leggilo con cura, e sogna il tenero sguardo

Che i tuoi occhi ebbero una volta, sogna anche le loro ombre fonde;

E come tanti amarono i tuoi momenti di grazia felice

E amarono la tua bellezza con falso o vero amore;

Ma uno solo amò in te la tua anima errante

E amò le pene del tuo mutevole volto;

E curva sui ceppi che rimandano il loro bagliore,

Mormora pure, un po’ triste, come Amore si volse in fuga,

E oltrepassò i monti

E nascose il suo volto in una miriade di stelle.




William B. Yeats (1891)

22 maggio 2015

I poeti lavorano di notte







I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.




Alda Merini

18 maggio 2015

Maggio


Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all'odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. 

Ameno mese di maggio! 

E come alle folate
calde dall'erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.




Giorgio Caproni


9 maggio 2015

oggetti placcati sulla mensola degli argenti


Cadde tanto in basso nella mia considerazione
che lo udii battere in terra
e andare a pezzi sulle pietre
in fondo alla mia mente.




Ma rimproverai la sorte che lo abbatté meno 
di quanto denunciai me stessa,
per aver tenuto oggetti placcati
sulla mensola degli argenti.





Emily Dickinson

29 aprile 2015

Vorrei sapessi


Mi piacerebbe esserci mentre ti asciughi le guance,
mentre abbassi la testa
ed io sono lì,
in piedi,
ma non serve più.

Per una volta nella vita assistere
a qualcosa di inutile,
qualcosa che dovrebbe essere crudele
per il piacere di esserlo.

Vorrei costringerti di me
e vorrei sapessi che sono vivo e malgrado tutto,
che sarebbe bastato essere più umani
oppure nascondersi meglio.




Louis-Ferdinand Celine

13 aprile 2015

Innamorato, dunque, innamorato


Innamorato d’una, innamorato
per tutti i balli da maggio a settembre,
per tutti i balli di lunga luna,
col grammofono sghembo su due pietre,
e una guancia bruna che s’accalda
e si difende dietro la duna…

Ce n’è voluto di favole e versi,
e frodi di guerra malvagia!
Andavano le amiche sottobraccio,
serie e bambine sul filo di spiaggia:
due cosí serie per una che rise,
guastandosi una ciocca con le dita.

Un nastro rosso caduto nel mare
cerco e non trovo da quella volta,
e una canzone che nessuno ascolta
mi s’è messa nel capo a cantare,
e sulla sabbia non scrivo che un volto:
innamorato, dunque, innamorato…





Gesualdo Bufalino

da "La festa breve", in "Gesualdo Bufalino, L'amaro miele" 
ed. Einaudi, 1996.






18 marzo 2015

Perché hai tardato tanto?


I giorni sono sempre più brevi e piogge cominceranno.

La mia porta, spalancata, ti ha atteso. Perché hai tardato tanto?

Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.
Il vino che avevo conservato nella brocca l'ho bevuto a metà, da solo, aspettando.

Perché hai tardato tanto? Ma ecco sui rami, maturi, profondi dei frutti carichi di miele.

Stavano per cadere senza essere colti se tu avessi tardato ancora un poco.

 Nazim Hikmet-Ran





21 febbraio 2015

Tipi di rapporto: la danza di coppia

Tipi di rapporto: la danza di coppia


Lei: e allora.
Lui: allora cosa?
Lei: lo sai.
Lui: so che cosa?
Lei: lo sai benissimo.
Lui: no, non lo so benissimo.
Lei: suvvia.
Lui: suvvia tu.
Lei: piantala di fare il furbo.
Lui: piantala tu.
Lei: smettila.
Lui: sei tu che hai cominciato.
Lei: ma sei tu che continui.
Lui: continuo cosa?
Lei: ti stai attaccando.
Lui: a cosa?
Lei: lo sai benissimo.
Lui: non ho intenzione di andare avanti.
Lei: tu sei sempre rimasto indietro.
Lui: guarda chi parla.
Lei: sto guardando.



R. D. Laing, Mi ami?, Einaudi, Torino, 1976