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22 maggio 2014

MI AMI?







Che le rassicurazioni siano un bisogno di chi ama è cosa nota: tutti ne abbiamo date e richieste.
Forse in alcuni momenti più difficili, perfino pretese.

A seguire riporto un simpatico dialogo di una coppia, scritto dal grande psichiatra e psicoanalista scozzese R. D. Laing, molto noto per le sue posizioni anti-psichiatriche.
Dialogo che nel suo evidente loop ricorsivo, lascia però sempre aperto l'eterno dilemma di chi ama: "Mi ama? Ama solo me? Mi ama davvero?"

Se sia possibile rispondere non so e forse non credo...

Penso e auspico che molti dubbi dobbiamo cercare di fugarli da soli, guardando dentro noi stessi, senza chiedere eccessive (ossessive?) conferme all'altro.

Cercando di capire se è il partner che è sfuggente e perché.
Oppure se siamo noi che stiamo chiedendo troppo e perché...

E se non ci riusciamo da soli?
Se i sospetti e le gelosie diventano solo un tormento che infliggiamo e che ci auto infliggiamo?

Molto meglio chiedere ascolto a uno psicoterapeuta della coppia, cercando così di tutelare il partner e la relazione, prima che sia davvero troppo tardi...

Ed ecco il dialogo della coppia:

"Mi ami?"

LEI mi ami?

LUI sì ti amo

LEI più di tutto?

LUI sì più di tutto

LEI più di tutto al mondo?

LUI sì più di tutto al mondo

LEI ti piaccio?

LUI sì mi piaci

LEI ti piace stare vicino a me?

LUI sì mi piace stare vicino a te

LEI ti piace guardarmi?

LUI sì mi piace guardarti

LEI pensi che io sia stupida?

LUI no non penso che tu sia stupida

LEI pensi che io sia carina?

LUI sì penso che tu sia carina

LEI ti annoio?

LUI no non mi annoi

LEI ti piacciono le mie sopracciglia?

LUI sì mi piacciono le tue sopracciglia

LEI molto?

LUI molto

LEI quale ti piace di più?

LUI se dico quale l'altra sarà gelosa

LEI lo devi dire

LUI sono tutt'e due squisite

LEI davvero?

LUI davvero

LEI ho delle belle ciglia?

LUI sì delle ciglia bellissime

LEI ti piace annusarmi?

LUI sì mi piace annusarti

LEI ti piace il mio profumo?

LUI sì mi piace il tuo profumo

LEI pensi che io abbia buon gusto?

LUI sì penso che tu abbia buon gusto

LEI pensi che abbia del talento?

LUI sì penso che tu abbia del talento

LEI non pensi che io sia pigra?

LUI no non penso che tu sia pigra

LEI ti piace toccarmi?

LUI sì mi piace toccarti

LEI pensi che io sia buffa?

LUI solo in un modo simpatico

LEI stai ridendo di me?

LUI no non sto ridendo di te

LEI mi ami davvero?

LUI sì ti amo davvero

LEI dì "TI AMO"

LUI ti amo

LEI hai voglia di abbracciarmi?

LUI sì ho voglia di abbracciarti, e stringerti, e coccolarti, e amoreggiare con te

LEI va tutto bene?

LUI va tutto bene

LEI giuri che non mi lascerai mai?

LUI giuro che non ti lascerò mai, mi faccio una croce sul cuore e che possa morire se non dico la verità

(pausa)

LEI mi ami davvero?

(Ronald D. Laing, Mi ami? Einaudi. Milano. 1978)







11 aprile 2014

Amore, tradimento e durata delle relazioni






"L'amore è un castigo. Ci punisce per non aver saputo stare soli".
   M. YOURCENAR.

"Finché dura, l'amore è in bilico sull'orlo della sconfitta".
   Z. BAUMAN.

Penso sia lecito chiedersi se, come tutte le cose umane, l'amore ha un suo inizio e un suo termine.
Nel bel mezzo - speriamo che accada (se accade) qualcosa di molto interessante...

So che per molti, me per prima, questa non è una cosa facile da accettare e condividere.
Chiunque di noi abbia detto "consapevolmente" ti amo, ha sperato almeno un attimo che fosse per sempre. Come negarlo?
Ma se non è andata (per molti o per tutti) così?!

Basterebbe guardare il mondo di oggi, che lo rispecchia (a volte irrispettosamente) come cartina al tornasole.
Vorrei qui rimandarci all'eterna sfida: può l'amore romantico durare?
A che costo? Fino a che punto?
E' possibile guardare nella stessa direzione? Giocare lo stesso gioco?
E non restare massacrati (vittime o carnefici è 'quasi' la stessa cosa) dall'incastro della trama relazionale?
Sconfinata è la letteratura, le poesie, i romanzi, i racconti, i film, le canzoni e via andare.
Tutti abbiamo i nostri precisi riferimenti amorologhi... perfino cari amici che hanno ascoltato i nostri "drammatici" e minuziosi (ossessivi, ammettiamolo) racconti.
Ma che a nulla sono serviti quando l'amore ci si è spento miseramente sotto gli occhi.

Superati lutti, affanni, patimenti, rimorsi, rancori, rimpianti e i raffinati quanto vani forse resta ancora qualcosa da fare-da dire-da rifare... si ricomincia, come è normale e auspicabile che sia.

Nuovi vie, nuovi amori, nuove possibilità e il sacrosanto diritto di essere felici possono ancora esistere.
Talvolta troppo presi dal narcisismo estetico di Selfie, WhatsApp o pollicini su Fb, deleghiamo al caso l'impegno sulla relazione. Relazione che non può rimanere confinata nel pur auspicabile romanticismo a modalità casual-spontanea. Una cosa è l'innamoramento, altra cosa è l'amore.
Non possiamo vivere sempre sull'otto-volante dei primi (meravigliosi quanto si vuole) mesi degli inizi.
E a un certo punto si rende necessario atterrare (si spera senza schiantarsi) nella routine degli affanni quotidiani.

Saper dire basta, chiudere, uscire da relazioni mortificanti e mortifere è una necessità, talvolta (in casi purtroppo estremi) anche un modo di salvarsi la pelle e la vita.

Restare insieme, non tradirsi, non trovare comode e plateali vie di fuga è un valore aggiunto della persona, della coppia e direi anche della personalità. Difficile. Difficile, ma possibile.
Ogni partner ha una parte di responsabilità di quello che avviene in un rapporto. SEMPRE.
Impegno, partecipazione, rispetto dell'Altro per quello che è e non per quello che il nostro immaginario (infantile, egoistico, narciso) si attende di trovare a disposizione.

Chiarezza, responsabilità. Sì. Curiosi e attenti, concentrati, disponibili a veder cambiare la relazione insieme a chi con noi ne condivide il senso, le fatiche, le gioie, la progettualità. Possibile se i conti con le famiglie d'origine si sono pareggiati abbastanza: se il nostro senso di autonomia e sopravvivenza non sono rimasti incagliati a vita nelle trappole dei copioni edipici. Chiusi dietro vetusti sipari, mai risolti.

Liberi finalmente di non recitare, liberi di esistere, qui e ora!





Approfondimenti:

BAUMAN Z., (2003), Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, tr. it. Laterza, Bari, 2004.

CLEMENT U., Terapia sessuale sistemica.
Raffaello Cortina Editore, Milano, 2010.

YOURCENAR M., "Romanzi e racconti". In Opere, vol. I, Bompiani, Milano, 2005.

TELFENER U., Gli amori briciola - Quando le relazioni sono asciutte. 
Ed. Ma.Gi., Roma, 2013.




26 settembre 2012

Costruzioni di significato/2




Accade, durante la narrazione terapeutica, che il paziente, nel momento stesso in cui comincia a raccontare una storia (la propria, quella di un familiare, di una persona importante) provi la sensazione di vivere quella stessa storia per la prima volta, come se l'esperienza già vissuta avesse un valore minore o fosse perfino del tutto ininfluente rispetto al carico di emozioni che quella nuova narrazione in quel momento rappresenta.

Dal nuovo racconto possono scaturire associazioni diverse e inattese riformulazioni di significato, tali che sarà possibile vedere la stessa storia da un'angolazione del tutto differente, capace di rivoluzionare l'intero sistema valoriale di riferimento. Fino al punto da mandare in crisi la stessa narrazione, da sentirsi costretti a porsi la domanda: "Ma io che storia ho vissuto? Cosa è accaduto veramente? Sono lo stesso, la stessa, ma quello che racconto è come se appartenesse alla vita di qualcun altro... com'è possibile tutto ciò?".

E naturalmente, tutto questo in piena e assoluta buona fede.

Al di là, e a prescindere, dalle discussioni intellettuali che 'potrebbero' appassionare i clinici (e annoiare molti altri...) tutto questo è documentato dalla letteratura specialistica, che a seconda del vertice teorico di riferimento, offre le varie ipotesi che fanno capo a queste esperienze.

Ciò che invece qui mi preme di focalizzare è l'importanza della storia narrata in quanto tale, e di quanto la differente angolazione e prospettiva storico-temporale, sia di fatto l'elemento cardine e costitutivo.
Il contesto della terapia, il setting, la relazione col clinico, sono le condizioni di necessità perché questo possa avvenire. O anche non avvenire, ovviamente.
Infatti non sempre questo accade o può accadere. Per tanti differenti motivi.

Ma se accade, quando accade, è veramente un'esperienza rivoluzionaria, per il paziente e per il clinico.
Tale da ripermettere una nuova sceneggiatura, e perché no, un nuovo pezzo di esistenza.
Ecco che quella separazione, quel lutto, quel sintomo, quel disturbo nella relazione con l'altro, possono essere veramente la chiave di una nuova e autentica ricostruzione d'identità.
Se nulla accade per caso, forse vale davvero la pena di mettersi in gioco, in un'esperienza nuova e sconosciuta, quale è la psicoterapia, per riscoprire percorsi di vita attuali e sorprendenti.

Per dare nuovo senso e dignità a un vissuto ormai scomodo, che non ci appartiene e non ci serve più. Riconsegnando più al nostro oggi, che al nostro domani, quel meraviglioso senso di curiosità, di crescita consapevole e di ricerca che credevamo di aver perduto.

Approfondimenti:

Boscolo L., Bertrando P. I tempi del tempo. Una nuova prospettiva per la consulenza e la terapia sistemica. Bollati Boringhieri. Torino. 1993.

Cecchin G., Lane G., Ray W.A. Verità e pregiudizi. Un approccio sistemico alla psicoterapia. Raffaello Cortina Editore. Milano. 1997.