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13 maggio 2016

Era di maggio



Era di maggio. Il pomeriggio afoso
sembrava interminabile. La terra riarsa
si spaccava nel gran caldo, assetata.

Dalla riva del fiume udii una voce
che gridava: “Vieni, tesoro mio”.
Chiusi il libro e aprii la finestra
per guardare fuori.

Vidi presso il fiume un grande bufalo, coperto di fango,
che guardava in giro con occhi placidi e pazienti;
un ragazzo, nell’acqua fino al ginocchio, lo chiamava
per farlo bagnare.

Sorrisi compiacente ed ebbi un senso di dolcezza
che m’invase il cuore.



Rabindranath Tagore (1861-1941), Premio Nobel per la letteratura nel 1913 -
tratta da "Il Giardiniere".

2 maggio 2013

Sentimenti





"Assicurate de avè le mani pulite bene prime de toccà er core de na persona".


(Anna Magnani)





9 gennaio 2013

Destino

GEORGE GRAY



Molte volte ho studiato 
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con le vele ammainate, in un porto. 
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino, 
dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio -
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

(Lee Master E., Antologia di Spoon River. Einaudi. Torino. 1974).

6 gennaio 2013

Lutto amoroso



Per quanto io lo rovini, il lutto dell'immagine (dell'amato) mi rende angosciato; ma dall'altro lato, per quanto io riesca a dargli buon esito, esso mi rende triste. Se l'esilio dell'Immaginario è la via obbligata per giungere alla "guarigione", allora bisogna convenire che il progresso è triste. Questa tristezza non è una malinconia - o è almeno una malinconia incompleta (niente affatto clinica), giacché non mi rimprovero niente e non sono prostrato. La mia tristezza appartiene a quella frangia della malinconia in cui la perdita dell'essere amato resta astratta. Qui, la perdita è doppia: non posso neppure investire la mia infelicità, come quando soffrivo per il fatto di essere innamorato. Allora, io desideravo, sognavo, lottavo; un bene prezioso era dinanzi a me, semplicemente ritardato, il suo possesso era ostacolato da alcuni contrattempi. Adesso non c'è più niente; tutto è calmo, e questo è peggio. Sebbene sia giustificato da un'economia - l'immagine muore affinché io viva -, il lutto amoroso ha sempre uno strascico; una frase viene ripetuta in continuazione: "Che peccato!". 

(Freud S., in Barthes R. Frammenti di un discorso amoroso. Einaudi, Torino. 1979).

25 ottobre 2012

Amore romantico



"Essere innamorati è come uscire di casa
per vedere che giornata c'è". 
(Robert Creeley)

"L’amore è come un fiore; se non sei pronto a vederlo mutare, puoi sempre comprartene uno di plastica". (R. Osho)



L'amore e il desiderio generano quell'arco di tensione dal quale emerge l'amore romantico; come tutte le nostre esperienze, l'amore e il desiderio sono in parte costruzioni.

La passione s'incunea tra il desiderio e la sua realizzazione.

L'amore e il desiderio naturalmente nascono anche dalla trama delle nostre vite quotidiane, e noi abbiamo molto a che fare con la costruzione dei contesti in cui appaiono.

Ma fino a che a punto oggi ha ancora senso parlare di amore romantico?
Possiamo aspettarci che l'amore possa durare e fino a quando?

Il desiderio di certezze illusorie può rivelarsi potente.
E molto spesso lo stato d'inerzia è la condizione di stabilità.

Allo stesso modo anche la stabilità è illusoria e la natura dinamica del cambiamento può rovesciarne gli esiti molto prima che possiamo rendercene conto.
Rendendo tutto precario: condizione che anch'essa può risultare molto interessante, perfino ai più.

Varrebbe proprio la pena di chiedersi... Ma come si fa a uscirne vivi?

Vorrei condividere l'idea di un amore "maturo", in cui si può crescere, senza ostacolarsi, o per forza separarsi, per affermare la propria identità.

In cui la crescita e lo sviluppo sono possibili e auspicati da entrambi i partner.

E' un'operazione che ha bisogno di due persone che generano forme di vita su cui sperano mutuamente di contare.

Dove fantasia e realtà si intrecciano in continuazione, in uno scambio di tolleranza reciproca.
Dove è l'amore (e non solo il lavoro) a "produrre" valore e realizzazione personale.
Un'idea romantica, in cui, nonostante tutto, mi piace ancora poter credere.




Approfondimenti:

Willi J., La Collusione di Coppia.
Edizioni Franco Angeli. Milano. 1987.

Mitchell S., L'amore può durare? Il destino dell'amore romantico.
Raffaello Cortina Editore. Milano. 2003.

21 ottobre 2012

Traditori e traditi



Tradimento e fiducia sono in relazione doppia: l'uno non può esistere senza l'altro e viceversa.

Il tradimento è la crisi, è la rottura, è la fine dell'infanzia, è l'ingresso nel mondo reale, il mondo della coscienza e delle responsabilità umane.

E' dal segreto, creatore d'intimità e di condivisione, che nascono molti legami, molte appartenenze, amori e affiliazioni.

Allo stesso modo, confidare un segreto genera subito un timore e sottintende un rischio: quello di essere traditi. Ecco che in tal senso il tradimento segnala la doppia natura di consapevolezza e di possibilità; quindi, dal suo stesso etimo, il suo carattere di trasmissibilità.

Traditore e tradito sono dunque necessari l'uno all'altro, specchio deformante di un'unica realtà che li vede al servizio di se stessa e di ciò che intende mantenere.

Il tradimento svela così, già dai suoi presupposti, il suo carattere di reciprocità.

Tutti noi abbiamo fatto esperienza del tradimento.

A quanti tradimenti abbiamo sottoposto noi stessi, compiacendo aspetti legati al potere, al denaro, all'eros, all'immagine?
Quanta autenticità abbiamo sacrificato in nome di una cosiddetta migliore realizzazione? Quanto d'inevitabile era contenuto in ognuno di questi peccati fatti a favore (e contro) la nostra realizzazione?

Traditori e traditi, ingannati e ingannatori, cammineranno così di fianco, e non di spalle, come più facilmente l'idea di tradimento richiamerebbe. Non potendo prescindere gli uni dagli altri, colluderanno al mantenimento di ciò che intendono salvare, di ciò di cui non possono fare a meno e che di conseguenza li terrà (talvolta dolorosamente) in vita.

"E se noi siamo degli ingannati, non siamo perciò stesso degli ingannatori?".

Approfondimenti:

Nietzsche F., (1878-79). Umano troppo umano. Adelphi. Milano.1982.


Carotenuto A., Amare Tradire. Quasi un'apologia del tradimento.
Bompiani. Milano. 1991.