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14 settembre 2016

Padri, figli, narcisismo e famiglie ipermoderne


"Lo scacco, l'insuccesso, il fallimento dei propri figli sono sempre meno tollerati. Di fronte all'ostacolo la famiglia ipermoderna si mobilita, più o meno compattamente, per rimuoverlo senza dare il giusto tempo al figlio di farne esperienza. Le attese narcisistiche dei genitori rifiutano di misurarsi con questo limite attribuendo ai figli progetti di realizzazione obbligatoria. Conta [...] la necessità di occultare ogni imperfezione. 

I genitori di oggi sono terrorizzati dalla possibilità che l'imperfezione possa turbare l'apparizione del loro figlio come ideale. E' un nuovo mito della nostra civiltà: dare ai figli tutto per poter essere amati, coltivare il loro essere come capace di prestazione per scongiurare l'esperienza del fallimento. Ne consegue che i nostri giovani non sopportano più lo scacco perchè a sopportarlo sono innanzitutto i loro genitori. Il principio di prestazione ipermoderno è un principio di affermazione dell'io. Ma siamo sicuri che il successo dell'io si accompagni alla soddisfazione?"




Massimo Recalcati, Cosa Resta Del Padre, La paternità nell'epoca ipermoderna. 
Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011


24 giugno 2014

Da quanto tempo non funziona più tra noi?

"Noi possiamo solo cambiare noi stessi, modificare le lenti interpretative e le nostre reazioni. Se piano piano ci riusciamo, ai circoli viziosi potrebbero subentrare circoli virtuosi. È il nostro modo di pensare, di reagire, di sentire, che determina l’interpretazione degli eventi e le conseguenti emozioni. Altrimenti un evento continuerà a ripetersi nel tempo. Quello che non è stato superato tenderà a ripetersi".

(Umberta Telfener)





Rigidi copioni relazionali, immodificabili come autostrade monodirezionali. 
Così appaiono certe relazioni, matrimoni, convivenze, rapporti a senso unico di marcia.

Monolitici e stagnanti, timorosi di perdere la quiete di un rapporto rassicurante: comodo, caldo e attraente come una tisana relax.

Salvo poi stupirsi che il sesso funziona poco, male o non ve n'è traccia. 
Oppure non lamentarne neanche più la mancanza. Dove la scena del va tutto bene e vissero felici e contenti, è la cosa più importante da mostrare al mondo.

Non voglio in questo momento nemmeno sfiorare il senso (?) dei drammi estremi di cui la cronaca dei delitti è tragicamente permeata. Al limite massimo nel quale per alcuni è una scelta migliore (possibile? purtroppo sì) sterminare la propria famiglia, moglie e figli piccolissimi, piuttosto che divorziare.

Se il mito dell'amore romantico non regge, se il divorzio è vissuto come un tutto o nulla, dentro o fuori, on/off, se il narcisismo più ostinato e impermeabile è l'unica guida maestra, che futuro dare alle relazioni tentennanti, barcollanti, (o addirittura) nascenti?




Se lo specchio delle idealizzazioni si scalfisce o perfino infrange, come è possibile trovare migliori soluzioni possibili? 
Rispettando se stessi, l'altro, la relazione e uscendone tutti vivi (che non è purtroppo solo una metafora). Rinunciando all'onnipotenza e al controllo manipolatorio.

Sporcandoci le mani nella stessa acqua del nostro Io, bambino/immaturo e sempre bisognoso di conferme.
Guardando oltre lo specchio: lasciandoci rimorsi e rimpianti alle spalle.
Ogni relazione è nuova e differente dalle precedenti.
E oggi non è uguale né a ieri né a domani, nemmeno dopo tanti anni di matrimonio, felice o infelice o così così.
Questa è la sfida, la scommessa, la bellezza. Fortunatamente.







Approfondimenti:

Perel E., L'intelligenza erotica. Riconciliare erotismo e quotidianità. Ponte alle Grazie. Firenze. 2007.


Telfener U., Le forme dell'addio. Effetti collaterali dell'amore. Castelvecchi. Roma. 2007.

28 gennaio 2013

Felicità vs. infelicità?

"La realtà è quella che la facciamo essere".



In questi nostri tempi occidentali così permeati di narcisismo, al punto che l'ultima edizione del DSM V ha tolto il disturbo narcisistico e quello istrionico dalle classificazioni (argomento che da solo merita un post a parte) essere felici sembra essere diventato un dovere sociale.

La morte è stata bandita, e rappresenta il vero e solo tabù rimasto. Così pure il senso del limite. Tutto è lecito pur di raggiungere una felicità, a qualsiasi costo.
La Corona's story è un esempio di rara volgarità a uso e consumo corrente, emblematicamente rispecchiante questi stili di vita (vita?).

Dunque la felicità non rappresenta più un territorio da conquistare, se pur brevemente, ma una condizione data come scontata, di cui impossessarsi a vita.

Sappiamo però tutti che le cose non vanno proprio così...

Passate le feste e i rituali propositi d'inizio anno (farò, dirò, non farò, non dirò) le valigie dei buoni propositi sono già state riposte nel solito camerino di sempre, ma i conti con la felicità non tornano come al solito?!

Forse più utile sarebbe un buon proposito che è un po' un compromesso, concetto che ingiustamente viene troppo scarsamente considerato.

Se essere felici sempre non è possibile, un obiettivo potrebbe essere quello di evitare l'infelicità.
Di evitare le solite tappe d'insuccesso certo, dove però riusciamo a imbatterci sempre e senza sapere nemmeno come.

Pensiamo per esempio a relazioni asfittiche, (d'amicizia, d'amore) tenute insieme da stampelle legate solo alla paura della solitudine, dal timore permanente del rischio, che chiude il pensiero al nuovo e lo priva di ogni spinta evolutiva.

Stati di lieve o grave sofferenza psichica dettati spesso da un sorta di pigrizia senza fine, accidia improduttiva, esito di consolazioni blande a sopportare le cose come stanno.

Ecco che proprio questa normale infelicità può essere il nemico da contrastare, per aspirare a una vita nuova e rinnovata senza finte certezze, finte relazioni, finti legami, capaci soltanto di rendere grigi i nostri orizzonti.





Con l'ausilio di un maggior utilizzo di strategie di coping (modalità di adattamento con cui si fronteggiano le situazioni stressanti) attive.

Qualsiasi sia la nostra età. Qualsiasi siano stati i nostri fallimenti fino a oggi.


Approfondimenti:

Ceruti M., Il vincolo e la possibilità. Feltrinelli, Milano, 1986.

Lazarus, R.S., Averill, J.R. and Opton, E.M. (1974). The psychology of
coping: issues of reserch and assesment.
In Coelho, G.V., Hamburg, D.A.
and Adams, J.E. (Eds.) Coping and Adaptation, Basic Books, New York.

Oliverio Ferraris A., Psicologia della paura. Bollati Boringhieri,
Torino, 1998.

Watzlawick P., Il linguaggio del cambiamento. Elementi di Comunicazione Terapeutica. Feltrinelli, Milano, 1980.

Zani B., Cicognani C., Le vie del benessere: eventi di vita e strategie di coping. Carocci Editore, Roma. 1999.