Visualizzazione post con etichetta morte del coniuge. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta morte del coniuge. Mostra tutti i post

7 aprile 2015

Il gatto in un appartamento vuoto


Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?

Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.

E la sera la lampada non brilla più. 
Si sentono passi sulle scale, 
ma non sono quelli.

Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima. 
Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.

Qui c'era qualcuno, c'era,
e poi d'un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci. 
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso. 
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.

Cos'altro si può fare.
Aspettare e dormire. 
Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.

Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.

Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.





Wislawa Szymborska
da “Koniec i poczontek” (Fine e principio), 1993

6 novembre 2012

Memoria




"Quando moriamo, non possiamo portare niente con noi, né il denaro, né la casa, né l'auto, né la persona amata, né la nostra famiglia. Neanche i vestiti e i gioielli che abbiamo indosso possiamo portare. Quello che possiamo portare, invece, sono i ricordi, tanti da non poterli tenere tutti.

Sicuramente ci saranno anche brutti ricordi. Però forse quando moriamo, anche quelli si trasformano in bei ricordi. E, mi domando, accumulare bei ricordi, non è forse la sola cosa che possiamo fare nella vita?".

(B. Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita, 2010).

1 novembre 2012

Assenze

Se muoio sopravvivimi



Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,
non voglio che muoia la mia eredità di gioia,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi nella mia assenza come in una casa.

E’ una casa sì grande l’assenza
che entrerai in essa attraverso i muri
e appenderai i quadri nell'aria.

E’ una casa sì trasparente l’assenza
che senza vita io ti vedrò vivere
e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.



(P. Neruda, Cento sonetti d'amore. Sonetto 97. Argentina, 1959).