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9 settembre 2013

Tornati dalle ferie: e adesso....?


"...l'estate sta finendo e un anno se va.... sto diventando grande, e questo non mi va...."

Faceva più o meno così il versetto di una canzone molto in voga in un'estate della metà degli anni ottanta.

Da sempre celebrata come lo spazio elettivo della felicità, del relax e del divertimento, l'estate porta con sè i suoi ricordi (belli o meno belli...) e al suo termine ci riporta nel quotidiano di un autunno ormai alle porte.
Lontani i tempi in cui ero bambina e nei quali la villeggiatura durava fino alla riapertura delle scuole (per chi è degli anni sessanta, in Sicilia le scuole riaprivano il primo di ottobre!!!)

Per la stragrande maggioranza di noi, anche qualche giorno di vacanza oggi è già una bella fortuna.
Il problema è che quei pochi giorni di vacanza vengono caricati (dopo un anno di lavoro) di aspettative forse troppo irrealistiche. Come se si potessero realizzare tutti insieme, i desideri e le speranze costruite dietro un anno di fatica ad aspettarle. Nel migliore dei casi ci siamo divertiti e rilassati: abbiamo goduto di una buona compagnia e potuto fare quello che più ci piace, in luoghi ameni e confortevoli.

E se non è andata proprio così....?

A tutti è capitato almeno una volta nella vita di aver fatto (o perfino subito?) delle vacanze insoddisfacenti, pur avendo investito tempo e denaro (e speranze) che però non ci hanno ripagato come credevamo.
E tornati in città, al lavoro e alle fatiche di sempre, ci sentiamo più stanchi e stressati che prima di partire....

E allora che fare?!?

Innanzitutto direi che serve riorganizzare il tempo quotidiano. La casa, i figli, l'imminente apertura delle scuole, l'ufficio: piccoli piani giornalieri per riportare (quasi) tutto al livello di funzionamento consueto.
Anche qui senza esagerare e con aspettative misurate ai bisogni di ognuno.
Magari agli uomini potrà far piacere sistemare la cantina, l'auto o il garage.
E alle donne un appuntamento per taglio e colore dal parrucchiere a volte funzionano meglio di un ansiolitico :-)
Tornare alla nostra regolare alimentazione, fare un poco di attività fisica, riposare bene: sono tutte cose che ci aiuteranno a riavviare le nostre attività abituali.
Magari approfittando di qualche residuo finesettimana di sole per consolarci ancora un pochino.

E riconciliarci anche con un'estate andata così così....

Approfondimenti:

Zani B., Cicognani C., Le vie del benessere: eventi di vita e strategie di coping. Carocci Editore, Roma. 1999.




28 gennaio 2013

Felicità vs. infelicità?

"La realtà è quella che la facciamo essere".



In questi nostri tempi occidentali così permeati di narcisismo, al punto che l'ultima edizione del DSM V ha tolto il disturbo narcisistico e quello istrionico dalle classificazioni (argomento che da solo merita un post a parte) essere felici sembra essere diventato un dovere sociale.

La morte è stata bandita, e rappresenta il vero e solo tabù rimasto. Così pure il senso del limite. Tutto è lecito pur di raggiungere una felicità, a qualsiasi costo.
La Corona's story è un esempio di rara volgarità a uso e consumo corrente, emblematicamente rispecchiante questi stili di vita (vita?).

Dunque la felicità non rappresenta più un territorio da conquistare, se pur brevemente, ma una condizione data come scontata, di cui impossessarsi a vita.

Sappiamo però tutti che le cose non vanno proprio così...

Passate le feste e i rituali propositi d'inizio anno (farò, dirò, non farò, non dirò) le valigie dei buoni propositi sono già state riposte nel solito camerino di sempre, ma i conti con la felicità non tornano come al solito?!

Forse più utile sarebbe un buon proposito che è un po' un compromesso, concetto che ingiustamente viene troppo scarsamente considerato.

Se essere felici sempre non è possibile, un obiettivo potrebbe essere quello di evitare l'infelicità.
Di evitare le solite tappe d'insuccesso certo, dove però riusciamo a imbatterci sempre e senza sapere nemmeno come.

Pensiamo per esempio a relazioni asfittiche, (d'amicizia, d'amore) tenute insieme da stampelle legate solo alla paura della solitudine, dal timore permanente del rischio, che chiude il pensiero al nuovo e lo priva di ogni spinta evolutiva.

Stati di lieve o grave sofferenza psichica dettati spesso da un sorta di pigrizia senza fine, accidia improduttiva, esito di consolazioni blande a sopportare le cose come stanno.

Ecco che proprio questa normale infelicità può essere il nemico da contrastare, per aspirare a una vita nuova e rinnovata senza finte certezze, finte relazioni, finti legami, capaci soltanto di rendere grigi i nostri orizzonti.





Con l'ausilio di un maggior utilizzo di strategie di coping (modalità di adattamento con cui si fronteggiano le situazioni stressanti) attive.

Qualsiasi sia la nostra età. Qualsiasi siano stati i nostri fallimenti fino a oggi.


Approfondimenti:

Ceruti M., Il vincolo e la possibilità. Feltrinelli, Milano, 1986.

Lazarus, R.S., Averill, J.R. and Opton, E.M. (1974). The psychology of
coping: issues of reserch and assesment.
In Coelho, G.V., Hamburg, D.A.
and Adams, J.E. (Eds.) Coping and Adaptation, Basic Books, New York.

Oliverio Ferraris A., Psicologia della paura. Bollati Boringhieri,
Torino, 1998.

Watzlawick P., Il linguaggio del cambiamento. Elementi di Comunicazione Terapeutica. Feltrinelli, Milano, 1980.

Zani B., Cicognani C., Le vie del benessere: eventi di vita e strategie di coping. Carocci Editore, Roma. 1999.