14 febbraio 2014

La voce a te dovuta

La voce a te dovuta


Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio.
I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché io le baci.
Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.

E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire con domande, con carezze,
quella solitudine immensa d'amarti solo io.


Pedro Salinas, 1933.

In omaggio all'amore, sentimento immortale che da sempre muove il mondo e tutte le sue cose.

Buon San Valentino a tutti, innamorati e no :-)

30 gennaio 2014

A mio figlio

Ti ho generato col solo pensiero figlio
e non sei mai sceso nel mio corpo come una buona rugiada.
Però sei diventato un’ape laboriosa, hai fecondato tutto il mio corpo
e a mia volta son diventato tuo figlio, figlio del tuo pensiero.
Forse, quando morirò, partorirò tutta la dolcezza che mi hai messo nel primo sguardo.

Perché figlio, ti ho guardato a lungo, ma non ti ho mai conosciuto.
Figlio figlio mio sognato, figlio ti ho solo pensato
non sei mai sceso nel corpo come una buona rugiada
ti ho guardato a lungo, ma non ti ho conosciuto mai.




da "Una piccola ape furibonda" (2010)
Alda Merini

30 dicembre 2013

L'anno nuovo


L'anno nuovo

Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l'anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell'anno nuovo.
Per il resto anche quest'anno
sarà come gli uomini lo faranno".

(Gianni Rodari)





24 dicembre 2013

Natale

Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade.
Ho tanta stanchezza sulle spalle.
Lasciatemi così, come una cosa posata in un angolo e dimenticata.
Qui non si sente altro che il caldo buono.
Sto con le quattro capriole di fumo del focolare.
Giuseppe Ungaretti  (1916)

18 novembre 2013

Io non ho bisogno di denaro


Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti.

Di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti ...

Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e da colori nuovi.




Alda Merini.
Non ho bisogno di denaro. Terra d'Amore. 2003.

21 ottobre 2013

La dignità e il coraggio di una sepoltura



I tristissimi e recenti fatti delle morti dei quasi quattrocento migranti, riemersi nelle coste di Lampedusa il 3 ottobre scorso, si sono intrecciati nella mia mente con quelli della morte a Roma del centenario Erich Priebke, ex capitano della Gestapo e delle SS.

Proprio oggi a San Leone (Agrigento), dopo che il governo aveva promesso dei funerali di Stato ai migranti morti, si celebra un rito commemorativo in ricordo degli stessi, che sono stati già sepolti e sparpagliati in numerosi cimiteri siciliani.

E la salma di Priebke vaga per il suolo italiano, dopo le sommosse sedate dalla polizia ad Albano Laziale, tra ex partigiani e gruppi neonazisti, con tanto di svastiche scolpite su teste vuote.

Che spettacolo desolante, che triste umanità senza memoria storica.



La stessa che dovrebbe ricordarci di tempi molto recenti, come quelli in cui i nostri nonni emigravano negli Stati Uniti, in cerca di lavoro e dignità.
E degli ebrei sterminati dai criminali nazisti.

L'avvocato di Priebke intanto ha annunciato che scriverà un libro (ne sentivamo proprio il bisogno) della sua vita col boia.
Non tanto lui, di cui è anche troppo facilmente intuibile la motivazione allo sforzo letterario... ma vorrei conoscere i (spero pochi) lettori che dedicheranno anche un'ora della loro vita all'acquisto e alla lettura di questo libro.

Se perfino i riti di passaggio, come la sepoltura, oggi non hanno più alcun senso, quale senso dare o ridare alla nostra vita, quando purtroppo è anche attraversata dalla malattia e inevitabilmente dalla morte?

9 settembre 2013

Tornati dalle ferie: e adesso....?


"...l'estate sta finendo e un anno se va.... sto diventando grande, e questo non mi va...."

Faceva più o meno così il versetto di una canzone molto in voga in un'estate della metà degli anni ottanta.

Da sempre celebrata come lo spazio elettivo della felicità, del relax e del divertimento, l'estate porta con sè i suoi ricordi (belli o meno belli...) e al suo termine ci riporta nel quotidiano di un autunno ormai alle porte.
Lontani i tempi in cui ero bambina e nei quali la villeggiatura durava fino alla riapertura delle scuole (per chi è degli anni sessanta, in Sicilia le scuole riaprivano il primo di ottobre!!!)

Per la stragrande maggioranza di noi, anche qualche giorno di vacanza oggi è già una bella fortuna.
Il problema è che quei pochi giorni di vacanza vengono caricati (dopo un anno di lavoro) di aspettative forse troppo irrealistiche. Come se si potessero realizzare tutti insieme, i desideri e le speranze costruite dietro un anno di fatica ad aspettarle. Nel migliore dei casi ci siamo divertiti e rilassati: abbiamo goduto di una buona compagnia e potuto fare quello che più ci piace, in luoghi ameni e confortevoli.

E se non è andata proprio così....?

A tutti è capitato almeno una volta nella vita di aver fatto (o perfino subito?) delle vacanze insoddisfacenti, pur avendo investito tempo e denaro (e speranze) che però non ci hanno ripagato come credevamo.
E tornati in città, al lavoro e alle fatiche di sempre, ci sentiamo più stanchi e stressati che prima di partire....

E allora che fare?!?

Innanzitutto direi che serve riorganizzare il tempo quotidiano. La casa, i figli, l'imminente apertura delle scuole, l'ufficio: piccoli piani giornalieri per riportare (quasi) tutto al livello di funzionamento consueto.
Anche qui senza esagerare e con aspettative misurate ai bisogni di ognuno.
Magari agli uomini potrà far piacere sistemare la cantina, l'auto o il garage.
E alle donne un appuntamento per taglio e colore dal parrucchiere a volte funzionano meglio di un ansiolitico :-)
Tornare alla nostra regolare alimentazione, fare un poco di attività fisica, riposare bene: sono tutte cose che ci aiuteranno a riavviare le nostre attività abituali.
Magari approfittando di qualche residuo finesettimana di sole per consolarci ancora un pochino.

E riconciliarci anche con un'estate andata così così....

Approfondimenti:

Zani B., Cicognani C., Le vie del benessere: eventi di vita e strategie di coping. Carocci Editore, Roma. 1999.




8 agosto 2013

Ascolta come mi batte forte il tuo cuore


Poteva accadere.
Doveva accadere.
E' accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E' accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.





(Ogni caso, Wisława Szymborska, 1972)

7 agosto 2013

Cercavo te nelle stelle



Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.




11 febbraio 1946

Primo Levi

(da Ad ora incerta; la poesia è dedicata a Lucia Morpurgo, compagna di tutta la sua vita, che Primo Levi sposerà l’anno dopo)

6 agosto 2013