21 ottobre 2013

La dignità e il coraggio di una sepoltura



I tristissimi e recenti fatti delle morti dei quasi quattrocento migranti, riemersi nelle coste di Lampedusa il 3 ottobre scorso, si sono intrecciati nella mia mente con quelli della morte a Roma del centenario Erich Priebke, ex capitano della Gestapo e delle SS.

Proprio oggi a San Leone (Agrigento), dopo che il governo aveva promesso dei funerali di Stato ai migranti morti, si celebra un rito commemorativo in ricordo degli stessi, che sono stati già sepolti e sparpagliati in numerosi cimiteri siciliani.

E la salma di Priebke vaga per il suolo italiano, dopo le sommosse sedate dalla polizia ad Albano Laziale, tra ex partigiani e gruppi neonazisti, con tanto di svastiche scolpite su teste vuote.

Che spettacolo desolante, che triste umanità senza memoria storica.



La stessa che dovrebbe ricordarci di tempi molto recenti, come quelli in cui i nostri nonni emigravano negli Stati Uniti, in cerca di lavoro e dignità.
E degli ebrei sterminati dai criminali nazisti.

L'avvocato di Priebke intanto ha annunciato che scriverà un libro (ne sentivamo proprio il bisogno) della sua vita col boia.
Non tanto lui, di cui è anche troppo facilmente intuibile la motivazione allo sforzo letterario... ma vorrei conoscere i (spero pochi) lettori che dedicheranno anche un'ora della loro vita all'acquisto e alla lettura di questo libro.

Se perfino i riti di passaggio, come la sepoltura, oggi non hanno più alcun senso, quale senso dare o ridare alla nostra vita, quando purtroppo è anche attraversata dalla malattia e inevitabilmente dalla morte?

9 settembre 2013

Tornati dalle ferie: e adesso....?


"...l'estate sta finendo e un anno se va.... sto diventando grande, e questo non mi va...."

Faceva più o meno così il versetto di una canzone molto in voga in un'estate della metà degli anni ottanta.

Da sempre celebrata come lo spazio elettivo della felicità, del relax e del divertimento, l'estate porta con sè i suoi ricordi (belli o meno belli...) e al suo termine ci riporta nel quotidiano di un autunno ormai alle porte.
Lontani i tempi in cui ero bambina e nei quali la villeggiatura durava fino alla riapertura delle scuole (per chi è degli anni sessanta, in Sicilia le scuole riaprivano il primo di ottobre!!!)

Per la stragrande maggioranza di noi, anche qualche giorno di vacanza oggi è già una bella fortuna.
Il problema è che quei pochi giorni di vacanza vengono caricati (dopo un anno di lavoro) di aspettative forse troppo irrealistiche. Come se si potessero realizzare tutti insieme, i desideri e le speranze costruite dietro un anno di fatica ad aspettarle. Nel migliore dei casi ci siamo divertiti e rilassati: abbiamo goduto di una buona compagnia e potuto fare quello che più ci piace, in luoghi ameni e confortevoli.

E se non è andata proprio così....?

A tutti è capitato almeno una volta nella vita di aver fatto (o perfino subito?) delle vacanze insoddisfacenti, pur avendo investito tempo e denaro (e speranze) che però non ci hanno ripagato come credevamo.
E tornati in città, al lavoro e alle fatiche di sempre, ci sentiamo più stanchi e stressati che prima di partire....

E allora che fare?!?

Innanzitutto direi che serve riorganizzare il tempo quotidiano. La casa, i figli, l'imminente apertura delle scuole, l'ufficio: piccoli piani giornalieri per riportare (quasi) tutto al livello di funzionamento consueto.
Anche qui senza esagerare e con aspettative misurate ai bisogni di ognuno.
Magari agli uomini potrà far piacere sistemare la cantina, l'auto o il garage.
E alle donne un appuntamento per taglio e colore dal parrucchiere a volte funzionano meglio di un ansiolitico :-)
Tornare alla nostra regolare alimentazione, fare un poco di attività fisica, riposare bene: sono tutte cose che ci aiuteranno a riavviare le nostre attività abituali.
Magari approfittando di qualche residuo finesettimana di sole per consolarci ancora un pochino.

E riconciliarci anche con un'estate andata così così....

Approfondimenti:

Zani B., Cicognani C., Le vie del benessere: eventi di vita e strategie di coping. Carocci Editore, Roma. 1999.




8 agosto 2013

Ascolta come mi batte forte il tuo cuore


Poteva accadere.
Doveva accadere.
E' accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E' accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.





(Ogni caso, Wisława Szymborska, 1972)

7 agosto 2013

Cercavo te nelle stelle



Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.




11 febbraio 1946

Primo Levi

(da Ad ora incerta; la poesia è dedicata a Lucia Morpurgo, compagna di tutta la sua vita, che Primo Levi sposerà l’anno dopo)

6 agosto 2013

21 luglio 2013

18 luglio 2013

Pregiudizi


"L'omosessualità è contro natura.

Ma anche camminare sull’acqua, morire e risorgere, moltiplicare il cibo e rimanere incinta da vergine".



(Davide La Rosa)

17 luglio 2013

Sulla speranza


"È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.

È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto.

Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio".


(Antoine de Saint Exupery - Il Piccolo Principe, 1943)

22 giugno 2013

Fare psicoterapia oggi




"Il mio scomodo punto di vista è che siamo confusi consciamente e controllati inconsciamente".

(Incontro con Glen O. Gabbard, "Psicoterapia psicodinamica: dalla teoria alla pratica".
Hotel Nettuno, Catania, 19/06/2013)

Sono molte le riflessioni scaturite dal recente incontro catanese con il famoso e illustre dr. Gabbard.
E' sempre molto strano poter parlare vis-à-vis con i grandi maestri di cui abbiamo studiato i libri: bello ed emozionante. Come tutti i veri grandi che non hanno bisogno di dimostrare un bel nulla, figlio della sua cultura statunitense, il dr. Gabbard ha parlato di cose serie e difficili con spontanea chiarezza e semplicità. Perfino leggerezza. Accorciando così in modo esemplare la distanza tra sé e il pubblico presente.

Non è questo il contesto per ripercorrere gli importanti passi teorici sottolineati da Gabbard (Relazioni Oggettuali-Psicologia dell'Io-Psicologia del Sé) ma vorrei dare rilievo ad alcuni passaggi che trovo molto importanti e condivisibili nella pratica clinica.

Molto risalto è stato dato all'umanizzazione della relazione clinica: "Quando non sai cosa fare, quando non capisci, sii umano". Che è come dire che se i nostri pazienti sono arrivati fino a noi, è soprattutto per incontrare un terapeuta "umano" che li accolga e non un "accademico" che parla a se stesso e al proprio bisogno di conferme.
E proprio in relazione al bisogno di conferme teoriche del terapeuta, è stata data molta importanza al fatto di non sentirsi troppo innamorati delle proprie premesse epistemologiche.
Che vuol dire che se sono uno psicoanalista posso agilmente capire e parlare di cognitivismo; se sono uno psicoterapeuta familiare-sistemico relazionale, posso utilizzare premesse psicoanalitiche con grande giovamento per la mia pratica clinica; oppure se sono un cognitivista, posso trovare utilissime le teorie della cibernetica e della complessità nel mio dialogo col paziente. E così via.

Utilizzare modelli che siano aperti, flessibili e disponibili soprattutto a intercettare il bisogno umano del paziente, senza mai trascurare l'etica e il senso di responsabilità della relazione, alla quale la sofferenza dei pazienti dovrebbe continuamente riportarci come una calamita.

Un ascolto attivo, non medicale, nella piena libertà di essere dentro la relazione con tutta la ricchezza del nostro patrimonio umano e con lo sforzo continuo di abbandonare il bisogno narcisistico di aver confermato (dai nostri pazienti!) che le nostre premesse teoriche sono migliori di quelle del collega...
Ascoltare-ascoltare-ascoltare: perché i pazienti sono i più competenti.
Sono quelli che conoscono la loro propria storia meglio di chiunque altro.

Fare psicoterapia oggi non come esercizio di un mestiere con la puzza sotto il naso, ma per risalire scomodamente (oserei dire follemente) alla radice dell'incontro umano: come diceva già il grandissimo Bion, "fatta di due persone spaventate", paziente e terapeuta, per l'appunto.

Mi dispiace solo di aver dimenticato a casa il mio caro e vecchio manualone verde per l'autografo... ma sarà per la prossima volta!

Approfondimenti:


Bianciardi M., Galvez Sanchez F., Psicoterapia come etica. Condizione post moderna e responsabilità clinica. Antigone Edizioni. Torino. 2012.

Bion W.R. (1974), Seminari brasiliani, in Bion W.R. (1976), Il cambiamento catastrofico, trad. it. Loescher. Torino. 1981.

Gabbard Glenn O., Psichiatria psicodinamica. Raffaello Cortina Editore. Milano. 1995.

13 giugno 2013

Caducità




Come son pesanti i giorni,
a nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto è vuoto,
tutto è freddo e senza pietà,
ed anche le care limpide stelle
mi guardano senza conforto,
da quando ho appreso nel mio cuore,
che anche l'amore può morire.


Federico Garcia Lorca.

Ma non è forse questa caducità dell'amore che c'imprigiona e che ce lo rende sempre così ricercato, nonostante le inevitabili delusioni?