17 luglio 2013
Sulla speranza
"È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.
È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto.
Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio".
(Antoine de Saint Exupery - Il Piccolo Principe, 1943)
22 giugno 2013
Fare psicoterapia oggi
"Il mio scomodo punto di vista è che siamo confusi consciamente e controllati inconsciamente".
(Incontro con Glen O. Gabbard, "Psicoterapia psicodinamica: dalla teoria alla pratica".
Hotel Nettuno, Catania, 19/06/2013)
Sono molte le riflessioni scaturite dal recente incontro catanese con il famoso e illustre dr. Gabbard.
E' sempre molto strano poter parlare vis-à-vis con i grandi maestri di cui abbiamo studiato i libri: bello ed emozionante. Come tutti i veri grandi che non hanno bisogno di dimostrare un bel nulla, figlio della sua cultura statunitense, il dr. Gabbard ha parlato di cose serie e difficili con spontanea chiarezza e semplicità. Perfino leggerezza. Accorciando così in modo esemplare la distanza tra sé e il pubblico presente.
Non è questo il contesto per ripercorrere gli importanti passi teorici sottolineati da Gabbard (Relazioni Oggettuali-Psicologia dell'Io-Psicologia del Sé) ma vorrei dare rilievo ad alcuni passaggi che trovo molto importanti e condivisibili nella pratica clinica.
Molto risalto è stato dato all'umanizzazione della relazione clinica: "Quando non sai cosa fare, quando non capisci, sii umano". Che è come dire che se i nostri pazienti sono arrivati fino a noi, è soprattutto per incontrare un terapeuta "umano" che li accolga e non un "accademico" che parla a se stesso e al proprio bisogno di conferme.
E proprio in relazione al bisogno di conferme teoriche del terapeuta, è stata data molta importanza al fatto di non sentirsi troppo innamorati delle proprie premesse epistemologiche.
Che vuol dire che se sono uno psicoanalista posso agilmente capire e parlare di cognitivismo; se sono uno psicoterapeuta familiare-sistemico relazionale, posso utilizzare premesse psicoanalitiche con grande giovamento per la mia pratica clinica; oppure se sono un cognitivista, posso trovare utilissime le teorie della cibernetica e della complessità nel mio dialogo col paziente. E così via.
Utilizzare modelli che siano aperti, flessibili e disponibili soprattutto a intercettare il bisogno umano del paziente, senza mai trascurare l'etica e il senso di responsabilità della relazione, alla quale la sofferenza dei pazienti dovrebbe continuamente riportarci come una calamita.
Un ascolto attivo, non medicale, nella piena libertà di essere dentro la relazione con tutta la ricchezza del nostro patrimonio umano e con lo sforzo continuo di abbandonare il bisogno narcisistico di aver confermato (dai nostri pazienti!) che le nostre premesse teoriche sono migliori di quelle del collega...
Ascoltare-ascoltare-ascoltare: perché i pazienti sono i più competenti.
Sono quelli che conoscono la loro propria storia meglio di chiunque altro.
Fare psicoterapia oggi non come esercizio di un mestiere con la puzza sotto il naso, ma per risalire scomodamente (oserei dire follemente) alla radice dell'incontro umano: come diceva già il grandissimo Bion, "fatta di due persone spaventate", paziente e terapeuta, per l'appunto.
Mi dispiace solo di aver dimenticato a casa il mio caro e vecchio manualone verde per l'autografo... ma sarà per la prossima volta!
Approfondimenti:
Bianciardi M., Galvez Sanchez F., Psicoterapia come etica. Condizione post moderna e responsabilità clinica. Antigone Edizioni. Torino. 2012.
Bion W.R. (1974), Seminari brasiliani, in Bion W.R. (1976), Il cambiamento catastrofico, trad. it. Loescher. Torino. 1981.
Gabbard Glenn O., Psichiatria psicodinamica. Raffaello Cortina Editore. Milano. 1995.
13 giugno 2013
Caducità
Come son pesanti i giorni,
a nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto è vuoto,
tutto è freddo e senza pietà,
ed anche le care limpide stelle
mi guardano senza conforto,
da quando ho appreso nel mio cuore,
che anche l'amore può morire.
Federico Garcia Lorca.
Ma non è forse questa caducità dell'amore che c'imprigiona e che ce lo rende sempre così ricercato, nonostante le inevitabili delusioni?
12 maggio 2013
Viva la mamma!
Edipo Relitto
W. Allen, New York Stories, USA, 1989.
In omaggio a tutte le mamme, soprattutto a quelle che non pensano di essere così ;-)
W. Allen, New York Stories, USA, 1989.
In omaggio a tutte le mamme, soprattutto a quelle che non pensano di essere così ;-)
2 maggio 2013
18 aprile 2013
Punti di vista
"Lo psichiatra è un tizio che vi fa un sacco di domande costose che vostra moglie vi fa gratis".
(W. Allen)
15 aprile 2013
L'esattezza
"Nel rendere conto della densità e continuità del mondo che ci circonda, il linguaggio si rivela lacunoso, frammentario, dice sempre qualcosa in meno rispetto alla totalità dell'esperibile".
(Calvino I., Lezioni Americane. Sei proposte per il nuovo millennio. Garzanti, Milano, 1988).
12 aprile 2013
Come un invito al movimento
[...] the nature of meaning, pattern, redundancy, information and like, depend upon where we sit [...] the only possible source of new patterns is noise [...]
[...] la natura del significato, del modello, della ridondanza, dell'informazione e simili, dipende dalla posizione [...] l'unica fonte possibile di nuovi modelli è il rumore [...]
(G. Bateson)
Un invito a cambiare posizione, a guardare il mondo da un altro punto di vista, disponibili ad accogliere (e non a rifiutare) il rumore che può provenire dal cambiamento ... o il cambiamento che può provenire dal rumore. Cambiare posizione in maniera ricorsiva, nella spirale che senza un prima e un dopo, riflette i flussi e le ridondanze della conoscenza. Aperti all'esplorazione, alle cadute, agli errori: come risorsa preziosa per la creazioni di nuovi modi di stare al mondo e di viverne l'esperienza.
Approfondimenti:
Bateson G., Verso un'ecologia della mente. Adelphi, Milano. 1977.
Bateson G., Mente e natura. Adelphi, Milano. 1984.
Bateson G., Verso un'ecologia della mente. Adelphi, Milano. 1977.
Bateson G., Mente e natura. Adelphi, Milano. 1984.
8 aprile 2013
Attaccamento
"L'esperienza di affetto è il germoglio da cui finalmente la mentalizzazione può svilupparsi".
La capacità di mentalizzazione riguarda la capacità di vedere se stessi e le altre persone in termini di stati mentali (sentimenti, convinzioni, intenzioni e desideri) e di pensare ai propri e altrui comportamenti in termini di stati mentali, attraverso un processo che viene normalmente definito riflessione.
La capacità riflessiva (o mentalizzazione) è la concezione che l'individuo ha dei sentimenti, delle attitudini, delle speranze, delle intenzioni e delle modalità di comprensione dell'altro.
La mentalizzazione avviene attraverso l'esperienza che il bambino fa di quanto i propri stati mentali siano stati capiti e pensati grazie a intenzioni cariche di affetto con il genitore.
Uno sguardo tranquillo, un sorriso, un tono di voce adeguato comunicano che 'sappiamo' quanto sta accadendo e che soprattutto ne teniamo sotto controllo gli effetti.
In questo modo le esperienze angosciose del bambino possono diventare tollerabili e l'esperienza (relazionale, emotiva e sensoriale) viene dotata di senso.
Il genitore (o il caregiver) che non riesce a pensare all'esperienza mentale del bambino, priva quest'ultimo della base per lo sviluppo di un coerente e integrato senso del Sé.
La mentalizzazione è un'attività: è vedere se stessi dal di fuori e gli altri dal di dentro.
E' avere la mente dell'altro nella mia mente.
Approfondimenti:
Fonagy P., Targhet M., Attaccamento e funzione riflessiva, Raffaello Cortina. Milano, 2001.
7 aprile 2013
Archetipi
"Gli archetipi sono come i letti dei fiumi abbandonati dall'acqua, che però possono nuovamente accoglierla dopo un certo tempo. Un archetipo è simile a una gola di montagna in cui la corrente della vita si sia lungamente riversata: quanto più ha scavato questo letto, quanto più ha conservato questa direzione, tanto più è probabile che, presto o tardi, essa vi ritorni".
(C. G. Jung, Aspetti del dramma contemporaneo, 1945)
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